«Formigoni è uno dei precursori più determinati del ddl Ronchi», spiega a Liberazione Emilio Molinari, uno dei volti più noti del forum dei movimenti per l’acqua, all’annuncio che l’erogazione dell’acqua lombarda finirà entro l’estate nelle mani di società miste, controllate al 60% dalle singole province, soggetti gestori al posto degli Ato. Trovandosi all’opposizione il pd si concede due minuti di scetticismo sulla repentina attuazione del ddl Ronchi: «Vigileremo e faremo la nostra parte».
Peccato che il Pd lombardo, in mano a Penati, non abbia spiccato per entusiamo nella primavera referendaria.
Duecentottantamila firme su 5 milioni di elettori. Il 5% dell’elettorato lombardo (mezzo punto più della media nazionale) ha firmato i tre quesiti in favore della ripubblicizzazione dell’acqua. Il sistema politico dovrebbe tenerne conto «ma Formigoni vuol fare di nuovo il battistrada dopo la bocciatura della precedente legge prima da parte di 144 sindaci lombardi di tutti i partiti – che hanno promosso un referendum nel 2008 – poi dalla corte costituzionale. Ora addirittura anticipa di oltre un anno le scadenze della legge Ronchi e prova rimpiazzare gli Ato con le province – continua Molinari – i sindaci saranno esautorati da ogni possibilità di controllo su un servizio essenziale di cui loro sono i primi responsabili come tutori della salute dei cittadini. I sindaci vengono ridotti a venditori di territori e giocatori di borsa per fare cassa». Nei suoi 15 anni consecutivi di governo, Formigoni ha dovuto chinare il capo all’opposizione soltanto pochissime volte. Ma una di queste
era stata sulla privatizzazione dell’acqua», dice anche Luciano Muhlbauer, coordinatore milanese del Prc, esortando a costruire «la più ampia mobilitazione possibile, a partire dai promotori del referendum, ma cercando il coinvolgimento da subito degli enti locali».
A giocarsi la partita del 40% delle azioni in vendita saranno A2a, la multiutility milanese-bresciana e, soprattutto, Veolia, onnipresente multinazionale francese appena cacciata da Parigie e più assetata che mai (di soldi). «Il presidente di Veolia è anche il capo di Edf, la multinazionale dell’elettricità che a sua volta è dentro A2a», spiega Molinari.
Ronchi, intanto, ripromette l’istituzione di un’authority indipendente in grado di dare «credibilità e fattibilità» al suo ddl. «Sarà un ennesimo carrozzone di nomina politica, una foglia di fico che estromette i controllori istituzionali senza poter incidere sulle dinamiche finanziarie. Quello che sembra compiuto in nome dell’efficienza è clamorosamente falso – ricorda Molinari – l’acqua è un monopolio naturale e se un gestore vince una gara per trent’anni dove sta la competizione?».
E quando se il ministro delle politiche comunitarie attacca il “popolo dell’acqua pubblica” che prevede un’impennata dei costi del servizio idrico, Molinari lo invita a fare una piccola indagine sulle privatizzazioni già fatte. Arezzo, Agrigento, Aprilia, Roma, Bologna, Genova, Enna: in media l’aumento è stato del 6%, con punte del 100%. «Dove è rimasta pubblica, come Milano, fino a ieri, aveva le tariffe più basse d’Europa anche con gli aumenti (da 0,54 a 0,62) appena decisi da Palazzo Marino».
Peccato che il Pd lombardo, in mano a Penati, non abbia spiccato per entusiamo nella primavera referendaria.
Duecentottantamila firme su 5 milioni di elettori. Il 5% dell’elettorato lombardo (mezzo punto più della media nazionale) ha firmato i tre quesiti in favore della ripubblicizzazione dell’acqua. Il sistema politico dovrebbe tenerne conto «ma Formigoni vuol fare di nuovo il battistrada dopo la bocciatura della precedente legge prima da parte di 144 sindaci lombardi di tutti i partiti – che hanno promosso un referendum nel 2008 – poi dalla corte costituzionale. Ora addirittura anticipa di oltre un anno le scadenze della legge Ronchi e prova rimpiazzare gli Ato con le province – continua Molinari – i sindaci saranno esautorati da ogni possibilità di controllo su un servizio essenziale di cui loro sono i primi responsabili come tutori della salute dei cittadini. I sindaci vengono ridotti a venditori di territori e giocatori di borsa per fare cassa». Nei suoi 15 anni consecutivi di governo, Formigoni ha dovuto chinare il capo all’opposizione soltanto pochissime volte. Ma una di queste
era stata sulla privatizzazione dell’acqua», dice anche Luciano Muhlbauer, coordinatore milanese del Prc, esortando a costruire «la più ampia mobilitazione possibile, a partire dai promotori del referendum, ma cercando il coinvolgimento da subito degli enti locali».
A giocarsi la partita del 40% delle azioni in vendita saranno A2a, la multiutility milanese-bresciana e, soprattutto, Veolia, onnipresente multinazionale francese appena cacciata da Parigie e più assetata che mai (di soldi). «Il presidente di Veolia è anche il capo di Edf, la multinazionale dell’elettricità che a sua volta è dentro A2a», spiega Molinari.
Ronchi, intanto, ripromette l’istituzione di un’authority indipendente in grado di dare «credibilità e fattibilità» al suo ddl. «Sarà un ennesimo carrozzone di nomina politica, una foglia di fico che estromette i controllori istituzionali senza poter incidere sulle dinamiche finanziarie. Quello che sembra compiuto in nome dell’efficienza è clamorosamente falso – ricorda Molinari – l’acqua è un monopolio naturale e se un gestore vince una gara per trent’anni dove sta la competizione?».
E quando se il ministro delle politiche comunitarie attacca il “popolo dell’acqua pubblica” che prevede un’impennata dei costi del servizio idrico, Molinari lo invita a fare una piccola indagine sulle privatizzazioni già fatte. Arezzo, Agrigento, Aprilia, Roma, Bologna, Genova, Enna: in media l’aumento è stato del 6%, con punte del 100%. «Dove è rimasta pubblica, come Milano, fino a ieri, aveva le tariffe più basse d’Europa anche con gli aumenti (da 0,54 a 0,62) appena decisi da Palazzo Marino».
Checchino Antonini da Liberazione 28 luglio 2010
