mag 31

La Freedom Flotilla è stata attaccata dalle navi israeliane nella notte, vi sono circa 19 morti. L’attacco si configura come un atto di pirateria, in quanto le imbarcazioni si trovavano a largo della costa Israeliana, in acque internazionali a circa 75 miglia dalla costa israeliana. Si sono così rese effettive, nel peggiore dei modi, le minacce israeliane allo stop, nonostante la Turchia e altri paesi abbiano invitato a non intercettare o ostacolare le imbarcazioni, su cui viaggiavano persone disarmate che portavano aiuti per la striscia di Ghaza.

Il carico è costituito da generi di prima necessità e non. Una lista compilata secondo le richieste pervenute da Ghaza e allestito grazie a donazioni provenienti da tutto il mondo. Particolare importanza rivestivano i materiali edili (tegole, mattoni e un carico di 50 prefabbricati ad uso abitativo, pronti per essere montati): l’edilizia nella Striscia soffre della generale penuria, che impedisce da un anno la ricostruzione o la riparazione delle 6.400 case danneggiate e distrutte durante l’aggressione dell’inverno 2008/2009. Sono 3500 le famiglie senza più una casa, a fronte di una popolazione in continuo aumento. Le strutture mediche versano nelle medesime condizioni: 15 ospedali su 27 risultano distrutti o gravemente danneggiati, mentre altre 43 strutture sanitarie sono fuori uso. Ad appesantire il lavoro di pronto soccorso si aggiungono le tragiche conseguenze di centinaia di incidenti domestici e incendi, connessi alla mancanza di elettricità
E i medicinali per farvi fronte scarseggiano. Una parte del carico della “Freedom Flotilla” è costituito proprio da farmaci.

Questo è un atto di terrorismo di stato, che non può rimanere senza conseguenze. Chiediamo l’immediata sospensione di ogni trattato di cooperazione economica, commerciale e militare, del nostro paese come dell’Unione Europea, nei confronti di Israele. Si prendano decisioni nette in sede internazionale di condanna e di sanzioni nei confronti di Israele. Si esiga l’immediata revoca del blocco della striscia di Gaza.

Rifondazione comunista nell’esprimere il proprio cordoglio per le vittime del brutale massacro, ribadisce il  pieno sostegno e appoggio alle azioni del movimento pacifista e di solidarietà internazionale che attraverso l’invio di navi ha l’obiettivo di denunciare al mondo l’immorale e infame assedio a cui è sottoposta la popolazione civile di Gaza.

mag 30

Ora di religioneDi fronte alla sentenza del Consiglio di Stato di alcune settimane fa i Giovani Comunisti di Como rinnovano la loro linea per l’abolizione dell’ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche e la sua sostituzione con un’ora di storia delle religioni in cui tutte le fedi e le filosofie spirituali siano poste sullo stesso piano di discussione.

Per una scuola laica e democratica, indiciamo un’assemblea pubblica, che si terrà in data 5 giugno alle 17.30 presso la sede del PRC di Como in via Lissi 8.

Vi aspettiamo numerosi.

Stefano Rognoni
Coordinatore Giovani Comunist* Como

mag 26

I COSTI DELLA CRISI LI PAGHI CHI L’HA CAUSATA

Documento della Federazione della Sinistra sulla manovra economica del governo

Con una colossale opera di mistificazione della verità, si vuole far credere che la crisi del debito pubblico degli Stati è causata dall’eccesso di spesa pubblica, e in particolare dalla spesa sociale.

Al contrario, la causa risiede nell’enorme ammontare di risorse utilizzate per il salvataggio del sistema finanziario, che torna infatti, anche in Italia, a distribuire lauti dividendi e retribuzioni stratosferiche ai propri dirigenti. Invece di colpire la speculazione, la risposta dei governi è quella preannunciata nei giorni scorsi dalla grande stampa nazionale e internazionale e ribadita dal Fondo Monetario Internazionale: colpire quello che resta del modello sociale europeo. Ancora una volta, la crisi e l’Europa sono utilizzate dalle classi dirigenti e dai governi come pretesto per ridurre il reddito dei lavoratori e i diritti sociali.

Il governo italiano obbedisce a queste richieste e, dopo aver affermato che tutto andava per il meglio, adotta una manovra socialmente iniqua ed economicamente nociva.

La manovra è socialmente iniqua: vengono messe le mani nelle tasche degli italiani, con il blocco triennale delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, con gli interventi sulle pensioni, con i tagli delle prestazioni sociali che saranno la conseguenza inevitabile dei tagli ai trasferimenti agli enti locali.

Si prepara intanto l’ennesimo condono, nuovo premio agli evasori.

In tal modo, si accentuano le diseguaglianze sociali, già enormemente cresciute negli ultimi anni, mentre l’attacco ai pubblici dipendenti rientra nella logica della svalutazione delle funzioni pubbliche. La manovra inoltre è economicamente nociva, perché riduce il reddito dei lavoratori e quindi la possibilità di sostenere per tale via l’economia reale. Si determinano così le condizioni per un ulteriore aggravamento della recessione e della disoccupazione.

Non è affatto vero che questa è l’unica via praticabile. Le risorse necessarie possono essere reperite con una seria operazione di contrasto all’evasione fiscale (che ha raggiunto la cifra di almeno 120 miliardi, 5 volte la preannunciata manovra); con una imposizione progressiva di solidarietà sui grandi patrimoni e sui redditi, pubblici ma anche privati, a partire dalle stock options, e dagli stipendi dei manager, tassando la speculazione finanziaria, riducendo le spese militari, a partire dal ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan.

La Federazione della Sinistra avvia su questi temi un’azione di informazione e mobilitazione del Paese, e chiede a tutte le forze dell’opposizione di non cedere a lusinghe bipartisan, ma incontrarsi invece per definire le misure da intraprendere contro la manovra e contro la politica reazionaria del governo Berlusconi.

25 maggio 2010

mag 26

mag 23

Noi non dimentichiamo

Sono passati diciotto anni dalla Strage di Capaci, dal giorno in cui Cosa Nostra – con la ancora non accertata compiacenza degli apparati statali – uccise Giovanni Falcone, la moglie e la scorta.

La mafia non è solo un fenomeno siciliano ma nazionale, ad oggi si conoscono gli investimenti di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta nella nostra regione, si sa anche che Milano 2 è stata costruita con ogni probabilità riciclando i soldi dei boss.

A 18 anni da quella strage, ricordiamo i due giudici anti-mafia e tutti quei magistrati e quei lavoratori delle forze dell’ordine e non solo che ancora oggi combattono questo nemico. E’ compito dello Stato fornire loro i mezzi per agire, e il disegno sulle intercettazioni sembra proprio andare nella direzione opposta.

mag 23

Maria Luisa Busi lascia il TG1: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte"

Maria Luisa Busi lascia il TG1: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte"

“Caro direttore – scrive la Busi – ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me – prosegue – una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.
Come ha detto – osserva la giornalista – il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: ‘la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell’ascolto tradizionale’.

Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.

Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 è un’informazione parziale e di parte.
Dov’è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.

Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata.

Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunettache presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte – un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo – e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.

Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell’affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.

I fatti dell’Aquila ne sono stata la prova.
Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la propaganda alla verifica.

Ho fatto dell’onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:
1) respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente – ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI – le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento.

Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c’è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l’accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l’intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di ‘danneggiare il giornale per cui lavoro’, con le mie dichiarazioni sui dati d’ascolto.
I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.
Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: ‘il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche’. Posso dirti che l’unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.

Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama – anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta – hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita ‘tosa ciacolante – ragazza chiacchierona – cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali’ e via di questo passo.
Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappia che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.

Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.
Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.

mag 23

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L’iniziativa di Libero è vergognosa e corrisponde all’apologia del fascismo; dopo tutto le Destre istituzionali di oggi fanno di tutto per sdoganare il Ventennio che vorrebbero ripristinare in questo Paese.

Chiediamo che la Sinistra tutta si mobiliti contro questo scempio, perché questo Governo da un lato annulla la libertà di stampa vera contro i potenti e dall’altro propone la stessa libertà per riaprire la strada a un regime.

mag 22

Ormai è diffusa tra le forze politiche in Parlamento, al di là di chi  si è anche astenuto, la convinzione di  riformare un sistema mandato allo sfascio dai governi  che si sono succeduti e hanno  permesso corruzione, evasione fiscali, condoni, a spese di noi onesti cittadini. Vogliono lasciar intendere che la gestione dei beni comuni, di cui  siamo tutti proprietari,rendono poco, per cui  è meglio venderli (secondo loro). Così sarà “regalato” il patrimonio dello  Stato ai poteri forti, invece di fare una riforma per far pagare i giusti canoni per le concessioni demaniali. Il Federalismo demaniale quindi non è altro che una mega svendita dei beni di Stato che consente una speculazione senza precedenti. Il Federalismo demanialeapre la strada alla privatizzazione dei beni pubblici, poiché i sindaci che vorranno battere cassa per difficoltà gestionali, faranno credere che non aumenteranno le tasse, ma venderanno ai privati: le caserme, i fiumi, i palazzi, i fari, le spiagge, i laghi. Sarà concessa così la possibilità di aprire varie attività commerciali che arricchiranno solo coloro che le gestiranno, precludendo ai cittadini di poter accedere liberamente all’utilizzo di  questi servizi, che fin’ora non  richiedevano nessuna forma di pagamento. Si tratta di una misura molto negativa ed è gravissima la posizione dell’Italia dei Valori che regge il moccolo al governo votando a favore di questo provvedimento. Afferma Ferrero “sul Federalismo si sta facendo una enorme opera di mistificazione, perché viene presentata come il toccasana di tutte le questioni, mentre significa semplicemente un taglio della spesa sociale e un aumento delle privatizzazioni. L’esatto contrario di cosa servirebbe per uscire dalla crisi e l’esatto opposto all’obiettivo della campagna referendaria per l’acqua pubblica”. Ci stiamo infilando in un tunnel molto pericoloso.

Circolo PRC di Lipomo

mag 22

MITTENTE: Comitato promotore comasco per il referendum per l’acqua pubblica

DATA 19/05/2010 19.16

COMUNICATO STAMPA

Alla media di quasi mille adesioni alla settimana avanza e si rafforza la rete per l’acqua pubblica. In provincia di Como già superate le 3300 firme per la proposta di Referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

Comitato promotore comasco per il referendum per l’acqua pubblica

Approfittiamo di questo post per ringraziare tutte le 125 persone che hanno firmato stamattina al banchetto organizzato dalla Federazione della Sinistra davanti alla Coop di Rebbio

mag 20

Tutt’altro che supino (un bel caso di ?nomen non omen?), in grado, da solo, di fare opposizione totale alla maggioranza usando un metodo vecchio come il mondo, quello degli emendamenti innumerevoli, ma sempre tanto efficace, soprattutto quando le sedute consiliari raccolgono tutti i malumori e le spaccature interne di chi governa. In questo momento Donato Supino è l’uomo forte della minoranza, quello che, da solo, tiene in scacco le sedute di Palazzo Cernezzi. Ha tutte le carte in regola per essere l’incubo del Centrosinistra. Intanto è comunista: non , tantomeno , sul simbolo del suo partito ci sono ancora la falce e il martello, ne è l’unico esponente, è capogruppo di se stesso e, come tale, fa quello che gli pare. Il suo eloquio, sempre accalorato (perché chi fa politica matematicamente certo di finire non solo all’opposizione ma in minoranza anche all’interno della stessa, lo fa per passione), l’accento tradisce le schiette origini campane, beneventane, di Airola, per la precisione: bastano due sue frasi e tutti i lumbaard trasaliscono, non lo ammetterebbero ma è così. Ogni tanto qualcuno, dai banchi del Pd (neanche loro lo ammetterebbero) sembra guardarlo con invidia, lui che non deve curarsi troppo di bilancini, di giochi interni al partito ed esterni a Como, lui che può permettersi di sbottare perché lì rende conto solo a se stesso e fuori di lì soltanto ai suoi elettori che saranno pochi, però esistono, sono abbastanza numerosi da spedirlo a Palazzo Cernezzi e lui esegue il mandato: Supino s’oppone. Difende i deboli e gli oppressi: s’infervora sulla Ca’ d’Industria pur sapendo, perché in cuor suo certo lo sa, che pochi, di quelli che sostiene, lo hanno votato. Anzi, forse nessuno. Perché ha degli ideali, roba antica, da prima della rivoluzione (o dell’involuzione) della politica. E giù duecento emendamenti, per non parlare dei subemendamenti. Che poi è questo il bello di un’identità politica forte: potranno darti dell’antiquato, dire che sei fuori dal mondo, darti del comunista (che è vero e, per lui, non c’è niente di male ma altrove è stato sdoganato come insulto puro) ma almeno tutti sanno chi sei e come la pensi. E anche a non pensarla come lui un po’ gli si vuole bene, come a un panda.
Alessio Brunialti

tratto da La Provincia del 13/05/2010

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