L’esponente dei democratici nella fondazione spiazza il suo partito
Giornata esplosiva, ieri, sul fronte Ca’ d’Industria. In un solo colpo, si sono aperte vistose crepe sia nel centrodestra sia nel centrosinistra di Palazzo Cernezzi. Ma se, da un lato, i distinguo del Carroccio rispetto al PDL – nel caso specifico rivolti al sindaco – non sono propriamente una notizia nuova, il ritiro delle annunciate dimissioni dal cda di Ca’ d’Industria da parte dell’ex segretario del Pd, Romolo Vivarelli, ha scatenato una tempesta nell’opposizione.
Vivarelli, che pure aveva concordato l’addio al board della Fondazione con i vertici del Partito Democratico, ieri ha spiegato così il clamoroso dietrofront: “La politica ha già sottratto troppo tempo al lavoro per il bene di Ca’ d’Industria. I partiti dovrebbero fare un passo indietro”.
“Sono conscio che la decisione di ritirare le dimissioni creerà qualche problema – ha aggiunto Vivarelli – Ma, alla luce del fatto che nessun altro del cda avrebbe mai lasciato il proprio posto, sarebbe assurdo che pure l’unico rappresentante della minoranza se ne andasse. Peraltro, proprio dall’unico consiglio di amministrazione dove la minoranza è rappresentata”.
Parole che, comunque la si veda, risultano certamente beffarde in rapporto ai cartelloni affissi dal PD in tutta Como, nel quale è scritto a caratteri cubitali “Dimissioni!”. In effetti, un comunicato ufficiale delle segreterie cittadina e provinciale del Pd e firmato anche da Luca Gaffuri, ieri ha riservato toni pesanti per Vivarelli. “Con la scelta di non revocare il cda – premettono i vertici del PD – il sindaco conferma per l’ennesima volta di non avere alcun rispetto del consiglio comunale che democraticamente indica gli indirizzi della politica comunale”. Poi, sulle dimission ritirate da Vivarelli, il Pd afferma che “tale decisione non è stata discussa e concordata né con il gruppo consiliare del PD, né con gli organi del partito, ed è quindi riconducibile solo ad una scelta personale che non può essere in alcun modo condivisa e non può considerarsi espressione della minoranza del consiglio”. Rinnovata, infine, la richiesta di dimissioni del cda.
Prima ancora dei vertici dei democratici, ieri era sbottato il capogruppo di Rifondazione, Donato Supino, promotore della delibera (approvata) con cui il consiglio comunale ha votato l’azzeramento del board di Ca’ d’Industria. “Ormai siamo all’assurdo. – ha detto Supino – Se non fosse per la serietà del problema, ci sarebbe da ridere. Vivarelli si è reso protagonista di una farsa, e ora non rappresenta più nessuno. Nel Pd regna una confusione assoluta, dovremo ripensare anche i rapporti per il futuro”. Sul fronte della maggioranza, ieri è andata all’attacco la Lega. Il Carroccio non ha gradito la recente affermazione di Stefano Bruni con la quale si garantiva al cda della Fondazione “copertura politica assoluta dal Pdl e dagli alleati”. “Bruni – ha replicato il capogruppo padano Giampiero Ajani – non si erga a portavoce della Lega, non ne abbiamo bisogno. Inoltre, su Ca’ d’Industria, abbiamo votato un documento in consiglio che prevede l’azzeramento del cda, e per noi fa fede quello”.
Tratto da Il Corriere di Como di Giovedì 29 aprile 2010