mar 31

Liberazione 31 marzo 2010

Il risultato complessivo di queste elezioni regionali non è positivo. Le disavventure giudiziarie di Berlusconi e dei suoi accoliti, la vicenda del decreto salva-liste, il contrasto con la magistratura, oltre alla condizione acuta di crisi in cui versa il paese, facevano sperare in un risultato diverso. Quando si sono diffusi i primi dati sull’aumento considerevole dell’astensionismo tutti abbiamo sperato nella riconferma, anche in Italia, di quanto avvenuto in Francia, dove il centro-destra è stato così duramente penalizzato. Ed invece questo non è avvenuto. L’astensionismo si è distribuito trasversalmente, il che sta a dimostrare che nel caso italiano, a differenza di quello francese, il disagio sociale indotto dalla crisi alimenta una protesta e una delusione che si rivolgono anche nei confronti dell’opposizione.

Alla fine, il centro-destra ottiene un risultato importante conquistando Piemonte, Lazio, Campania e Calabria. Su questo successo del centro-destra, che inevitabilmente rafforza il governo, converrà riflettere. Stando ai dati, non si tratta di un successo improvviso, il segno di una ripresa della destra nel paese. Dalle europee in poi, il PdL, anche scomputando i voti persi a seguito dell’incidente della lista non presentata nel Lazio, è generalmente in calo e la crescita della Lega nord (che si consolida dovunque, allargando il consenso anche nelle regioni rosse e sfondando in Veneto e Lombardia) non compensa tale calo. Segni di incrinatura recente nel centro-destra (anche se limitati) quindi sono visibili, ma quello che fa la differenza è, da un lato, il trend di crescita di più lungo periodo (almeno dalle regionali del 2005) dello stesso centro-destra e, dall’altro, la dinamiche delle alleanze, derivanti in particolare dalla scelta di collocazione dell’UDC, che in Calabria e Campania è decisiva per il successo delle destre.

A tale proposito, è altrettanto vero che l’UDC ha svolto un ruolo essenziale anche nei confronti del centro-sinistra, consentendo allo stesso di vincere in alcune regioni. E cioè nel caso della Liguria (più che per le Marche, dove la sua presenza non era essenziale) e della Puglia (laddove, per la vittoria di Vendola, è stata decisiva la presentazione autonoma della coalizione guidata dalla Poli Bortone). A questa “centralità” politica dell’UDC non corrisponde, tuttavia, una sua crescita elettorale. L’UDC resta stazionario, sia rispetto alle precedenti regionali che alle europee ( rispetto alle quali subisce, all’opposto, una debole flessione), a dimostrazione che le dinamiche bipolari ne limitano, alla fin fine, le possibilità espansive.

Il centro-sinistra sconta l’indebolimento degli ultimi anni. Il confronto col 2005 non lascia dubbi: in questi cinque anni il ridimensionamento del PD non è stato è non poteva essere compensato dal rafforzamento dell’IdV. Nell’ultima fase, poi ( per intenderci dopo le europee), si conferma una sostanziale stabilità dello stesso Pd e una debole flessione dell’Italia dei Valori e questo – si noti – nel momento in cui le difficoltà del centro-destra sono state maggiori. A sinistra la novità sta semmai nell’affermazione in alcune regioni delle liste Grillo (Piemonte, Lombardia, e soprattutto Emilia Romagna). Un fenomeno che, con ogni probabilità, ha eroso una parte degli stessi consensi dell’IdV e che conferma una tendenza al consolidarsi di una posizione antiberlusconiana, venata da pulsioni populiste. Per converso, il risultato di SEL è considerevole in Puglia, ma l’effetto di traino sul resto delle regioni è debole e questo certamente condizionerà non poco il futuro di questa formazione. 

In questo contesto, il risultato della Federazione della sinistra conferma la sostanziale tenuta nel centro-nord e una difficoltà al sud. Nel complesso vi è una flessione rispetto alle europee che, tuttavia, è inferiore a quella stimata nei sondaggi condotti a livello nazionale prima delle elezioni. In alcuni casi, poi, come Liguria e Umbria si raggiunge quel risultato o addirittura lo si supera. Le difficoltà che si riscontrano in alcune regioni come Calabria, Campania e in misura minore Lazio e Lombardia, riflettono, da un lato, la pressione crescente del bipolarismo che in questa campagna elettorale si è fatto particolarmente sentire, a maggior ragione dopo le recentissime vicende sul decreto salva-liste, ma certamente anche l’insufficiente radicamento di Rifondazione comunista e della Federazione. Ne è un esempio il caso Campano, dove queste componenti si sommano, impedendoci di beneficiare del disagio  presente a sinistra per le scelte sbagliate operate dal centro-sinistra. E questo nonostante l’impegno del PRC e della Federazione nella campagna elettorale e l’eccellenza di alcune candidature. Se il bipolarismo agisce limitando i consensi ad una forza che si presenta autonomamente, va tuttavia segnalato che laddove questa presentazione assume una maggiore valenza perché interagisce con altre forze dando vita ad un polo alternativo ( come nel caso delle Marche) i risultati sono positivi.

Il risultato della Federazione della sinistra se quindi consente un consolidamento, e anche la riconquista di una serie di posizioni istituzionali, ripropone tuttavia la necessità del rafforzamento, a sinistra del PD, di un’opzione alternativa. Lo scenario che ci consegna il risultato elettorale, infatti, è quello di un paese in cui il deficit di opposizione consente alle destre di governare, in cui la protesta può anche assumere connotati ambigui saldandosi con l’antipolitica, in cui per rispondere alla necessità di contrastare la destra è necessario che si affermi un polo alternativo, essendo una opzione frontista moderata inadeguata a sostenere una efficace battaglia di opposizione. 
 

Gianluigi Pegolo 

Segreteria nazionale PRC 

mar 27
COMO REBBIO CELESIA CAMELIE VIA VOLTA SOLITARIA

COMO REBBIO CELESIA CAMELIE VIA VOLTA SOLITARIA

 

Bruni-Gaffuri un Patto scellerato

Se vi fossero dei dubbi ora è tutto chiaro, con argomentazioni diverse ma lo stesso obiettivo: Far pagare ai lavoratori e agli ospiti della Ca’ d’industria le consulenze facili e le incapacità dirigenziali del consiglio di amministrazione.
Infatti i due principali referenti nel consiglio di amministrazione della Ca’ d’industria, quello designato dal sindaco Bruni e quello indicato dal capogruppo del Partito Democratico Gaffuri, cioè il presidente Pellegrino e il consigliere Vivarelli, operano in maniera uniforme e viene spontaneo chiedersi se non vi sia un patto politico per esternalizzare il servizio delle cucine, visto il comunicato firmato da Gaffuri e Iantorno.

Vogliamo ricordare che questa decisione non è supportata da esigenze di bilancio, visto che il bilancio della Ca’ d’industria chiude quasi in pareggio.

Questa scelta è ancora più grave, visto che il C.d.A. di Ca’ d’industria ha comunicato alle organizzazioni sindacali, che dal 1 aprile 2010 ai nuovi assunti saranno applicati contratti diversi da quelli attuali, con una perdita di stipendio di circa 200 euro mensile.

Non si può fare pagare ai lavoratori e agli ospiti della Ca’ d’industria le proprie incapacità.

La Ca’ d’industria è un patrimonio prezioso al servizio della città, i lavoratori sono un patrimonio che va valorizzato e non mortificato sia professionalmente che economicamente. Con fermezza affermiamo la nostra contrarietà che ai nuovi assunti si propongano contratti lavorativi diversi da quelli attuali.

Il gruppo consigliare del PRC e la Federazione della Sinistra di Como, sostengono le ragioni dei lavoratori e dei parenti degli ospiti di Ca’ d’industria.

Nel prossimo Consiglio Comunale che si discuterà della Ca’ d’Industria, chiederemo le dimissioni del consiglio di amministrazione, per la perdita di credibilità verso tutta la cittadinanza comasca

Como, 23 marzo 2010              

Gruppo consigliare di Rifondazione Comunista Como
Donato Supino

 

I compagni della Federazione della Sinistra insieme ai lavoratori davanti a Villa Olmo

I compagni della Federazione della Sinistra insieme ai lavoratori davanti a Villa Olmo

mar 26

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mar 25

Il 28-29 marzo si vota anche in Lombardia, una regione significativa dove il Presidente Formigoni “regna” incontrastato da quindici anni e si ricandida con il sostegno del centrodestra, dopo il grottesco giuramento di fedeltà a Silvio Berlusconi.

Un periodo così lungo al vertice del potere produce inevitabilmente perversione nei rapporti tra politica, pubblica amministrazione e mondo degli affari.

La corruzione ha trovato conferma negli arresti di alcuni politici del centrodestra, la malasanità ci ha offerto l’orrore della clinica Santa Rita, il finanziamento pubblico alle scuole ha regalato il 90% delle risorse a chi frequenta le private, il territorio è stato abbandonato all’avidità degli speculatori, e con Expo 2015 sarà sempre peggio.

I segnali di infiltrazioni mafiose nel territorio lombardo vengono negati, e si dà corda al razzismo della Lega, che serve proprio ad occultare la crescita della criminalità organizzata alimentando, con la deriva securitaria e la “paura dell’extracomunitario” , la regressione culturale.

Qui si sperimenta la società del libro bianco del Ministro Sacconi: più povera, più diseguale, più ingiusta e con meno diritti universali. Una società che lascia le persone da sole, e a soccombere sono i meno garantiti: giovani, precari e migranti.

Il “modello” Formigoni fondato sulla sussidiarietà, sull’assegnazione ai privati della funzione del sistema pubblico e sul familismo, oltre ad accrescere le disuguaglianze, evidenza l’incapacità ad affrontare e governare con politiche pubbliche mirate le conseguenze di una crisi che morde anche nella ricca Lombardia, dove aumentano disoccupazione, lavoro nero e precario, evasione contributiva e fiscale, e si allunga la lista delle aziende in ristrutturazione prossime alla chiusura, mentre resta alto il numero dei morti sul lavoro.

Per affrontare questa crisi dalle conseguenze gravi sull’occupazione e il tessuto sociale servono risorse politiche pubbliche indirizzate allo sviluppo dell’energia rinnovabile, capaci di difendere i posti di lavoro e di crearne di nuovi e buoni, riqualificando il sistema scolastico e formativo pubblico.

È in ragione di questo disegno politico e sociale che colloca ai margini dell’Europa la Lombardia, che sarebbe stata necessaria una “coalizione istituzionale” di opposizione capace di battere Formigoni e il suo progetto di governo.

Il nostro voto andrà al candidato Presidente Vittorio Agnoletto e alla lista che lo sostiene, la Federazione della Sinistra.

Ci sembra questa la formazione che coerentemente, a partire dall’affermazione dei valori e dei principi sanciti nella nostra Costituzione, si candida a rappresentare nel Consiglio regionale la difesa e le ragioni del lavoro, dell’ambiente, dei beni comuni e pubblici, dei diritti individuali e di cittadinanza, della libertà e dell’autodeterminazione delle donne. Quella della nuova Federazione dovrà essere un’opposizione intransigente e senza compromessi alle politiche liberiste, con un progetto alternativo di donne e uomini attorno al quale ricostruire, nelle istituzioni e nel Paese, una forza politica di sinistra alternativa che raccolga un consenso ampio e abbia come riferimento il lavoro.

Le/i dirigenti CGIL Lombardia

Giancarlo Albori, Antonio Amoroso, Federico Antonelli, Cesare Azzetti, Massimo Balzarini, Gloria Baraldi, Fausto Beltrami, Mirella Beneggi, Paola Bentivegna, Nerina Benuzzi, Gianfranco Besenzoni, Giulia Bonelli, Domenico Bonometti, Donatella Bosco, Giacinto Botti, Vieri Bursich, Donatella Cagno, Antonello Cappai, Ketty Caraffa, Carlo Carelli, Giorgio Carnicella, Giovanna Carrara, Lucia Cassina, Federica Cattaneo, Nicola Cavaliere, Tatiana Cazzaniga, Leo Ceglia, Ugo Cherubini, Angela Chinosi, Ezio Dardanelli, Giuseppe De Santis, Giuseppe Donghi, Francesco Elia, Lella Galli, Michele Giandinoto, Roberto Giudici, Paolo Grassi, Vincenzo Greco, Luciano Grimaldi, Sergio Iannaccone, Raffaela Lamberti, Antonio Lareno Faccini, Antonio Leandro, Paolo Lenna, Dora Maffezzoli, Corrado Mandreoli, Matteo Mandressi, Mariano Manieri, Gianmarco Martignoni, Giovanni Martina, Claudia Miloni, Natale Minchillo, Ettore Montagna, Vincenzo Moriello, Agostino Motta, Emilia Natale, Ettore Onano, Fausto Ortelli, Giorgio Ortolani, Sandro Paolillo, Luciano Pedrazzani, Antonella Poli, Massimiliano Preti, Simone Pulici, Dino Raspelli, Massimiliano Ratti, Stefano Rizzi, Roberto Romano, Giorgio Roversi, Adriano Sgro, Giuseppe Severgnini, Davide Strazzullo, Walter Tanzi, Giovanni Tonelli, Franco Vanzati, Francesco Vazzana, Livio Villa.

mar 24

Intervista ad Agnoletto su Metro (edizione Milano)

mar 24

mar 23
Comunicato stampa

Il Partito Comunista dei Lavoratori dà l’indicazione di votare la lista della federazione della Sinistra.

Il coordinamento regionale della Federazione della Sinistra comunica che il partito comunista dei lavoratori (PCL) in Lombardia da l’indicazione di votare le liste della Federazione.

È un’indicazione che viene data tenuto conto del fatto che in Lombardia la federazione della sinistra si presenta autonomamente dal centro sinistra.

mar 21
Un progetto di legge regionale dalla Federazione della sinistra.
Milano, 18 marzo 2010

dichiarazione di Vittorio Agnoletto, candidato presidente in Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra

«Una proposta di legge per i denti dei lombardi: in Lombardia oltre l’80% delle visite dal dentista sono state totalmente a carico delle famiglie, è ora di invertire questa tendenza. Per questo motivo, come Federazione della Sinistra, abbiamo pronto un progetto di legge regionale, da presentare nella prossima legislatura, per l’istituzione di una struttura denominata Unità Operativa di Prevenzione Cure Dentarie presso ogni Asl.

Al momento, infatti, non c’è un coordinamento né a livello regionale né nelle Asl: i servizi sono erogati a macchia di leopardo, magari in un ospedale ci sono mentre in altre strutture della zona no, con tutti i possibili disservizi per i cittadini. Noi proponiamo cure dentistiche gratuite per i redditi Isee personali annuali al di sotto di 15mila euro e ticket dimezzati per redditi fino a 30mila euro. Si tratta di rendere possibile, in varie forme, per tutti i cittadini, la prevenzione e le cure dentarie a partire da bambini e anziani, con un investimento specifico sulla prevenzione per i più piccoli e i più anziani.

Non è concepibile che le cure dentarie non siano di fatto accessibili a tantissimi cittadini lombardi: sappiamo benissimo che i servizi della sanità pubblica, in questo specifico ambito, sono molto scarsi e le liste d’attesa lunghissime. La realtà è che in Lombardia chi può si reca da dentisti privati o strutture convenzionate, chi non può permetterselo semplicemente non lo fa (o al massimo si reca nei Paesi dell’Est, con le formule di viaggio che permettono cure specialistiche a prezzi stracciati)».

mar 21

Martedì 23 marzo alle ore 21, presso la Sala Civica di Mariano Comense, si terrà la presentazione dei candidati comaschi della Federazione della Sinistra.
Invitiamo tutti i cittadini a partecipare. Insieme, per una Lombardia migliore.

mar 19
Dal Coordinamento dei Comitati per AGNOLETTO PRESIDENTE

1. Il quorum del 3 per cento: per poter avere un consigliere la lista della Federazione della Sinistra deve superarlo, siamo ottimisti, i sondaggi ci danno ragione, ma ogni voto, anche il tuo, può essere decisivo.

2. In alternativa al 3 per cento per la lista, per avere degli eletti il candidato presidente Agnoletto deve prendere almeno il 5 per cento. A tale proposito: se ti convince la candidatura di Vittorio e ritieni la candidatura di Penati uno scandalo, ma non i partiti che lo sostengono, puoi fare il voto disgiunto . Puoi votare AGNOLETTO come presidente (facendo una croce sul suo nome) e poi fare una croce sulla lista che preferisci (PD, SEL, IDV, Verdi eccetera). Ovviamente il nostro suggerimento è votare anche la lista, per assicurare una voce “diversa in Consiglio.

3. Il centrodestra governa in Lombardia da 15 anni: ma la perdita dei posti di lavoro, l’impoverimento della scuola pubblica, la corruzione nella sanità, il degrado ambientale e lo smog sono delle vere e proprie emergenze nella nostra regione. E loro non hanno proposto nessuna soluzione efficace (pensate alla loro incapacità ad affrontare seriamente il tema del traffico su gomma e del conseguente inquinamento).

4. Il nostro avversario è Formigoni, ma non si capisce in che cosa il programma di Penati si differenzi da quello di Formigoni: dal sostegno acritico all’Expò al rifiuto di mantenere pubblica la gestione dell’acqua, dal silenzio di fronte al sistema clientelare nella sanità all’accettazione passiva del finanziamento occulto delle scuole private a scapito di quelle pubbliche, dicono le stesse cose o in altri casi cose molto simili. E’ necessario dare un segnale a tutto il centro-sinistra: non ne possiamo più di candidati così!

5. Sul tema della sicurezza e dell’ immigrazione purtroppo molte delle dichiarazioni di Penati sono addirittura risultate più vicine alla Lega che a Formigoni (ricordatele multe a chi pregava con il tappetino?) .

6. La lista di Grillo non raggiungerà sicuramente il 3% (anche perché, non è presente in quattro province) disperdendo così voti utili a realizzare un’opposizione seria a Formigoni. Quanto previsto nel programma dei grillini è presente anche in quello della Federazione della Sinistra che però, a differenza dei grillini, avanza anche proposte precise sul lavoro e sui temi sociali. Considerate inoltre che anche Sinistra e Libertà in Lombardia non ha presentato le liste in quattro province con il conseguente forte rischio di disperdere i voti.

7. Emergono forti contraddizioni nella scelta compiuta in favore di Penati da altre liste a noi vicine: L’Italia dei Valori come può sostenere chi anche recentemente ha voluto riabilitare Craxi ? E Sinistra e Libertà come fa a sostenere Vendola in Puglia e contemporaneamente Penati in Lombardia? Il Penati sostenitore delle ronde è molto più conservatore di Boccia, l’avversario che Nichi ha sconfitto alle primarie in Puglia. Lì tutti (compresa la Federazione della Sinistra) sosteniamo compatti Vendola, qui hanno rifiutato ogni accordo, che delusione!

8. Vi proponiamo una sfida: provate a dire che cos’ha fatto in questi anni l’opposizione del Pd a Formigoni. Che il Pd abbia 15 o 20 consiglieri regionali non farà purtroppo differenza: 3 consiglieri della Federazione della Sinistra potranno invece essere una garanzia, saranno le sentinelle della trasparenza contro corruzione e inciuci.

9. La Federazione della Sinistra e’ l’unica lista con la falce e martello nel simbolo: molti dicono che ormai è superato, che andrebbe cambiato. Da una parte non possiamo dimenticare che è nato come simbolo del mondo del lavoro, dall’altra comprendiamo i dubbi di chi chiede di innovare. Vogliamo però segnalare che non è una lista di vecchi veterocomunisti e lo dimostra proprio la scelta di candidare a Presidente Vittorio Agnoletto, che non ha tessere di partito, che proviene dalla societa’ civile con la sua storia di medico in prima linea in Italia e nel sud del mondo.

10. Si vota mettendo due croci: una su Vittorio Agnoletto, l’altra sul simbolo della Federazione della Sinistra. A fianco, potete esprimere la vostra preferenza scrivendo il nome di un candidato delle liste provinciali (non dovete scrivere Agnoletto).

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