ott 23

vignetta-lega

Siamo contro il muro
Chiediamo le dimissioni del sindaco Bruni e della sua giunta che hanno sperperato denaro pubblico in opere inutili o dannose per errori politici di questa e in parte della passata amministrazione (Ticosa, Trevitex, nuovo Ospedale Sant’anna, consulenze e, ultimo in ordine di tempo, le paratie e il muro della vergogna).
Siamo per la difesa dei lavoratori, dei precari e dei pensionati, dei cassintegrati e di tutti coloro che rischiano il posto di lavoro.

Cittadini comaschi, aprite gli occhi! La Lega non la racconta giusta.
Per quanto riguarda il muro, dichiarandosi contraria a quanto aveva approvato nelle varie sedute del Consiglio o impedendo la discussione seria del progetto e lanciando poi messaggi populistici come sul manifesto apparso di recente “COMO NON E’ BERLINO”. Non esiste alcun paragone tra i due muri.
A livello nazionale poi, i leghisti si riempiono la bocca di slogan secessionisti, urlano Roma ladrona, ma attraverso i loro parlamentari ottengono milioni di euro dallo Stato centrale che vorrebbero cancellare.
A Como poi sono nei consigli di amministrazione di molte ex-municipalizzate ora privatizzate e quotate in borsa per farli guadagnare di più (ACSM) e nell’ASF con svariati consiglieri stra-pagati.
La Lega è al governo. Cosa fa?
Stanno distruggendo la sanità pubblica, la scuola pubblica e con la proposta delle gabbie salariali vogliono cancellare le conquiste dei lavoratori che per anni hanno lottato per ottenere il contratto nazionale.

Ci rivolgiamo a voi, cittadini.
Se ci date fiducia per tornare in Parlamento, ci batteremo per le fasce più deboli che il governo ha abbandonato, che non sono più rappresentati, che soffrono ogni giorno e non riescono ad arrivare a fine mese.

ott 22

Il compagno Maurizio Stabile è stato licenziato dalle Poste Italiane per aver denunciato la non manutenzione dei mezzi utilizzati dai postini, che spesso non hanno freni funzionanti e che hanno provocato la morte di un giovane postino di vent’anni.
I Giovani Comunisti di Como e il Partito della Rifondazione Comunista esprimono la loro solidarietà al compagno e gli chiedono di continuare la sua battaglia.
La vera sicurezza non è quella dall’immigrato, ma quella sul posto di lavoro. La vera sicurezza è quella di alzarsi al mattino sapendo che la sera si tornerà a casa vivi dai propri cari.
L’attacco padronale e la repressione nei confronti delle punte più avanzate delle rivendicazioni dei lavoratori si fa più duro. Occorre rispondere con forza e con unità.
Per questo indiciamo in collaborazione con il sindacato un presidio davanti alle Poste, da farsi il prima possibile, per portare la nostra solidarietà ai lavoratori delle poste e per dimostrare che noi non siamo e non saremo mai indifferenti alle ingiustizie.

ott 14

Un’esperienza in Lotta Comunista, oggi militante di Rifondazione, Stefano Rognoni vuole cambiare il sistema. Per riuscirci, spiega, bisogna andare oltre l’apparenza, il gossip e le rivalità personali
Articolo apparso su L’Ordine il 13 ottobre 2009

Stefano Rognoni

Stefano Rognoni

Può dar lezione anche una frase, distrattamente o in modo conscio inserita nella presentazione di un film su Woodstock: “Un concerto divenuto simbolo di un’epoca in cui tutto sembrava possibile”. Anno 1969. “Io invece credo che i sogni si possano ancora realizzare”. Stefano Rognoni, 21 anni, maturità scientifica e ora studente alla facoltà di Scienze Politiche, va subito oltre e al dunque.
Dice che “la politica dev’essere un sogno” e intende la “voglia di riscattarsi, di cambiare le cose. Laddove il sogno manca, si è già vecchi, anche se si è ancora giovani”. Non basta l’anagrafe né un incarico nei Giovani Comunisti di Como: che, a differenza degli altri del gruppo, non è quello di coordinatore, “perché da noi le decisioni si prendono insieme. Io convoco le riunioni, porto ordini del giorno, preparo relazioni”.
Cominciò a sedici anni sui testi di Marx, Lenin e i classici del comunismo, a piano terra di Villa Olmo dove Lotta Comunista teneva riunioni e discussioni. “Non volevo cominciare un’esperienza politica senza possedere le basi teoriche”.
Anacronistico? “No. Noi siamo portatori di valori universali. Che non sono più quelli del Novecento o della Rivoluzione d’ottobre, vanno rivisti e corretti. Ma da correggere a negare un intero impianto di idee c’è molto spazio”.
A 18 anni s’iscrive a Rifondazione Comunista: senza rinnegare il passato, solo “decisi di scendere in campo in una formazione che potesse dare risposte e cambiamenti nell’immediato, che non si muovesse solo nell’orizzonte futuro di una società nuova”.
In quei tempi frequentava ancora il Liceo Giovio, partecipava a manifestazioni e occupazioni ma senza investiture. “Non ho voluto incarichi elettivi perché desideravo lasciar spazio a giovani più legati ai bisogni della scuola che a una visione politica. Il rappresentante di istituto dev’essere rappresentante di tutti, non solo di una parte: anche se sarebbe stata la mia parte”.
Oggi fa parte del collettivo universitario Pantera a Milano, è membro del Comitato Politico Regionale di Rifondazione dall’inizio anno e dal luglio 2008 del comitato di Como.
All’inizio del 2009 i giovani comaschi erano appena sei: “Non siamo un partito che punta alle tessere ma alla qualità. Noi chiediamo militanza, non vogliamo deleghe ma un impegno di ciascuno al cento per cento. Ultimamente stiamo crescendo anche nei numeri: credo lo dobbiamo proprio alla possibilità di lavorare ed essere attivi in prima persona in questo momento di crisi economica. La nostra arma è la parola, con cui possiamo spiegare che la crisi non è una disfunzione del sistema economico, ma è il sistema economico, basato sul profitto e dunque sulla finanza. In alternativa proponiamo la nazionalizzazione delle industrie in crisi, da porre sotto controllo operaio: se l’imprenditore bada al profitto lo Stato non deve prendere il suo posto, ma la produzione dev’essere controllata dal lavoratore”.
Idee antiche che provano ad aggiornarsi, ad adattarsi al presente, perché “l’alleanza tra contadini e operai non basta più: bisogna coinvolgere i precari e una forte componente che opera nel settore terziario. Da correggere è anche l’idea di un partito che una volta al potere si è rivelato un impianto burocratico”. Dimostrazione che la teoria è utopia, incapace di tradursi in realtà? Stefano nega: “al potere il comunismo non ha avuto modo di svilupparsi. In passato sono stati commessi errori: anzitutto, pensare che il comunismo si potesse affermare in un solo Paese. Insidiato da truppe nemiche ai confini, ha portato a una burocrazia e a disuguaglianze: non più di classe ma di partito. Si è costituita una piramide fatta di cariche. L’obiettivo del comunismo, invece, è l’annullamento delle classi. Ciò però non si può fare per decreto: sarebbe una copertura formale a qualcosa su cui non si è lavorato abbastanza. Serve il consenso, non la forza e un apparato repressivo”. Quanto alla Cina, “il comunismo non esiste. Non può esistere là dove l’economia è capitalistica”.
Principi e idee “traditi”, mentalità rassegnata al “così era, così sarà”: l’errore degli altri o di chi con gli altri è sceso a compromessi, in un’alleanza deleteria col governo Prodi, è stato “non cercare di cambiare le cose in profondità, nascondersi dietro una cortina fumogena che svincola l’attenzione su problemi che sono solo la superficie di magagne più grandi. Rifondazione pensava di poter spingere più a sinistra l’asse del governo, verso un percorso legislativo favorevole ai lavoratori. Ma è stata un’analisi sbagliata, un’alleanza basata su un programma fumoso. Quell’esperienza e l’uscita dal parlamento però ci ha aiutati a riprendere la direzione giusta, a riavvicinarsi al popolo”.
Primo passo, l’unificazione della diaspora di partiti comunisti, “che sia però un’unità dal basso, non una fusione tra dirigenze. Il partito è stato martoriato da scissioni a causa di una visione miope della classe dirigente e dell’idea sbagliatissima che chi non era d’accordo doveva andarsene”.
Premessa necessaria alla lotta per la tutela dei diritti dei lavoratori e una tassazione progressiva, la tutela ambientale, una scuola pubblica di qualità che non favorisca il mantenimento dello status quo ma aiuti la mobilità sociale, attraverso anche l’abolizione delle sovvenzioni statali alle scuole private. O, nello specifico comasco, una cassa di solidarietà per le persone che, occupate prevalentemente nel tessile, hanno perso o perderanno il lavoro.”
Più peso, meno leggerezza e attenzione a ciò che sta in profondità, senza farsi depistare dall’apparenza grandiosa di pochi fatti che mascherano situazioni problematiche. “Il caso del muro è emblematico. Si parla del muro ma non del perché si è arrivati a questo, di un modo di fare che privilegia il profitto sull’ambiente. Nessuno dice che abbiamo il lago più inquinato d’Italia, che non si fa vera raccolta differenziata. Serve una politica fatta di trasparenza e che aspiri a migliorare la vita dei cittadini: il che non vuol dire fare favori. Ma dei problemi veri della gente non si parla più, si preferiscono le escort e la vita privata di un premier. Smettiamola con il gossip, affrontiamo le questioni che stanno a cuore alla gente. Noi non siamo antiberlusconiani, non ci interessa una campagna contro la persona Berlusconi”.
Nemici che non si riconoscono tali, indicati a dito dal Presidente del Consiglio ad ogni pie’ sospinto come il male, senza raccogliere però ostilità: “Noi vogliamo cambiare il sistema, l’economia. Probabilmente con Berlusconi saremo sempre rivali, ma non ci sono motivi personalistici. Se domani Berlusconi ponesse le aziende sotto controllo operaio non potremmo che approvarlo”.
Sara Bracchetti

ott 9

Il piano casa della regione Lombardia, che è parte del piano casa del governo Berlusconi è una brutta legge che colpisce il territorio lombardo.

Questa legge è priva di progetto e consiste in una maxi-deroga alle norme urbanistiche ed edilizie con bonus volumetrici generalizzati, per la durata di diciotto mesi, che metterà a dura prova quei comuni che volessero garantire un minimo controllo e governo della situazione.  

Si  va, infatti, contro la programmazione urbanistica  dei comuni e non rispetta la loro competenza.

Questa legge comporterà un aumento della densità abitativa e del consumo del territorio incontrollati.

I maggiori beneficiari della deroga saranno i privati mentre i costi futuri in termini di servizi e urbanistica  verranno scaricati sulla collettività.

Questa  legge  va a beneficio dei costruttori che amano investire nel business dell’edilizia convenzionata. Infatti il miracolo delle modifiche legislative degli ultimi anni  ha  fatto in modo che per edilizia popolare pubblica (ERP) non si intendano più soltanto le case popolari, cioè quelle con canoni d’affitto destinati ai redditi bassi, ma un po di tutto compreso anche l’edilizia convenzionata.

Per dare un’idea di che cosa stiamo parlando, basti ricordare che queste deroghe consentiranno di ampliare del 20% gli edifici residenziali della dimensione fino a 1200 metri cubi. In caso di sostituzione, cioè di demolizione e ricostruzione, il bonus volumetrico arriva invece al 30% (al 35% se ci metti anche qualche albero) e questo sarà possibile anche con edifici non residenziali. La legge infatti prevede che (art 3 comma 5) se i comuni lo vorranno  potranno  con deliberazione motivata sostituire edifici artigianali ed industriali con edilizia convenzionata con tutte le annesse preoccupazioni circa la salvaguardia delle attività produttive.

Nel caso dei quartieri popolari, cioè di edilizia residenziale pubblica, il bonus arriva fino al 40%,  viene calcolato sulla base della volumetria complessiva esistente nel quartiere e può concretizzarsi anche in nuove costruzioni. E come se non bastasse, la volumetria aggiuntiva generata dall’edilizia pubblica può essere ceduta dalle Aler e dai Comuni a dei soggetti privati. Certo, c’è il vincolo della destinazione ad alloggi Erp, ma questo concetto significa come detto prima ormai di tutto e di più. Anzi, nel caso in esame, significa tanta edilizia convenzionata e poca o nulla edilizia sociale.

Va poi rammentato che tutte le deroghe e i bonus, sebbene con qualche vincolo in più, valgono anche nei parchi.

Infine, tra i peggioramenti introdotti dal Consiglio di martedì va segnalata l’abolizione dell’obbligo di “produrre al comune” l’attestato di certificazione energetica ad intervento edilizio terminato, infatti la legge dice che il proprietario deve dotarsi dell’attestato di certificazione energetica ma non lo obbliga   a presentarlo in comune a lavori ultimati . Sarà poca cosa in mezzo a tanto mattone libero, ma considerato che la presunta bontà di questa legge veniva giustificata con l’incentivo al risparmio energetico forse questo particolare spiega molto più di tante parole.

ott 8

Manifestazione del 9 ottobre

 SU SALARIO E OCCUPAZIONE
LEGA E DESTRA:
CHIACCHIERE & DANNI

Salari
Lega Nord e Destre si presentano come i paladini dei lavoratori del nord e dei loro salari, ma fanno un accordo con CISL, UIL e UGL che riduce il salario e ne propone il recupero con contrattazioni locali (tre quarti delle aziende, piccole e medie, non riescono a farle).
La Lega propone le gabbie salariali perché al nord il costo della vita è più alto che al sud, ma dimentica che i salari sono bassi in tutta Italia, al sud più che al nord. La Lega vuole ridurli ulteriormente, aumentando così i flussi migratori verso nord? Vuole incrementare ancora le delocalizzazioni all’inseguimento del costo del lavoro più basso? Vuole forse differenziare i salari di chi sta nelle valli rispetto a chi abita in città?

Occupazione
Destre e Lega Nord guardano immobili la crisi e l’agonia del nostro apparato industriale. Agiscono bene per:

  • finanziare avventurieri italiani ed esteri specializzati nel prendere soldi dallo Stato per chiudere le fabbriche, portarle all’estero e speculare sulle aree
  • sostenere i signori del cemento e dell’asfalto per realizzare grandi opere dove spesso trova spazio la criminalità organizzata e il denaro di origine mafiosa
  • privatizzare i servizi pubblici affidandoli a finanzieri d’assalto o imprenditori incapaci di competere sul piano dell’imprenditorialità che speculano sulle tariffe per garantirsi profitti

Per i lavoratori solo bassi salari, pochi diritti, precarietà senza ammortizzatori sociali. E’ necessario cambiare:

  • aumentare i salari attraverso il contratto nazionale e la riduzione delle tasse sul lavoro (restituzione del drenaggio fiscale, introduzione della scala mobile, lotta all’evasione fiscale)
  • bloccare i licenziamenti
  • contrastare il precariato. Estensione della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali a tutti, anche ai precari
  • piano per il lavoro nazionale per rilanciare nuove politiche industriali a sostegno dell’innovazione e delle nuove produzioni


FERMIAMOLI!

VENERDÌ 9 OTTOBRE 2009

 

Sciopero generale di 8 ore per tutti i metalmeccanici

Concentramento alle 9.30 in Porta Venezia


 

La decisione della Fiom di scioperare ha il nostro pieno appoggio
martedì 15 settembre 2009

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se e di Roberta Fantozzi, responsabile nazionale dell’area Lavoro e Welfare, esponente della Segreteria nazionale del Prc-Se

Gli industriali meccanici italiani hanno deciso, con l’avallo di Confindustria, di andare avanti nelle trattative per il rinnovo del contratto solo con Fim e Uilm, ignorando platealmente tutte le richieste della Fiom-Cgil, e cioe’ dall’organizzazione largamente maggioritaria nella categoria, che giustamente si rifiuta di recepire il sistema di regole sul sistema contrattuale fissato dall’accordo separato del 22 gennaio scorso, accordo firmato senza il consenso della Cgil e senza alcuna validazione democratica da parte dei lavoratori.

Il segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini, al termine della riunione del comitato centrale della Fiom tenutosi oggi, ha deciso di proclamare una giornata di sciopero per il prossimo 9 ottobre.
Come Rifondazione comunista siamo e saremo al fianco della Fiom e della Cgil in questa decisiva battaglia volta a contrastare l’arroganza dei padroni, il disegno reazionario del governo e l’acquiescienza di Cisl e Uil a un sistema contrattuale che non riforma un bel nulla, ma che fa solo perdere forza e diritti ai lavoratori.


Ufficio stampa Prc-SE

ott 5

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ORDINE DEL GIORNO

    DEL CONSIGLIO COMUNALE 29/09/09 

 

 

PREMESSO CHE

 

Sul  settimanale  “Giornale di Erba”  è stata pubblicata una dichiarazione dell’Assessore al bilancio del Comune di Lipomo  Sig. Beretta il quale denuncia la situazione preoccupante per il bilancio comunale derivante dal ripiano p del Servizio idrico di Lipomo affidato alla divisione servizi della Società Service 24 , dichiarando che le ragioni sono:

-costi personale e struttura

-costi energia elettrica

- minori introiti per minor consumo

- maggior piovosità e quindi maggiori costi di depurazione  

- tariffe dell’acqua bloccate da anni   

 

 PRESO ATTO  

 

Della dichiarazione dell’assessore da cui si evince possano esserci problemi strutturali della rete fognaria che devono essere ancora ricercati

 

 CONSIDERATO CHE

 

Da anni  il nostro gruppo consiliare chiede un incontro con il rappresentante dell’amministrazione comunale  nel consiglio della Service 24  per poter approfondire dettagliatamente le ragioni di un ripiano del servizio che aumenta anno per anno;

                                                       

Nel consiglio comunale di aprile 2009 in occasione della discussione del bilancio consuntivo  abbiamo espresso  la nostra forte preoccupazione di fronte ad un raddoppio del ripiano da 90.000 euro del 2007 ai 180.000 del 2008 ;

  

La situazione non può essere risolta, al contrario di quanto dichiarato dall’assessore Beretta, solo con il passaggio del servizio idrico dalla divisione servizi della service 24 alla società Como Acque srl;

 

Sempre più cittadini chiedono delucidazioni in merito esprimendo preoccupazione  

 

 

                                 IL CONSIGLIO COMUNALE  DI  LIPOMO

 

 

Chiede che venga convocata un’assemblea pubblica di approfondimento con la presenza del rappresentante dell’amministrazione nel consiglio della Società Service 24

 

Il consigliere gruppo Sinistra per Lipomo

ANNONI LINA

04/07/2009

ott 4

03-10-09_1658
Il Partito della Rifondazione Comunista di Como ha partecipato ieri al presidio che si è tenuto a Porta Torre a sostegno della libertà di stampa. I compagni e le compagne del partito sono impegnati a tutela della democrazia e delle libertà della Repubblica nata dall’antifascismo, contro ogni censura operata dal Governo Berlusconi.

Riteniamo particolarmente importante la presenza di un presidio nel comasco affiancata alla grande manifestazione romana. Auspichiamo che la cittadinanza lariana si mobiliti contro il vergognoso conflitto di interessi che interessa il Presidente del Consiglio.

ott 2

Mozione urgente da sottoporre all’approvazione del Consiglio Comunale di Como presentata da Donato Supino

CONSIDERATO
Che la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ha avviato l’esame della proposta di legge n.2669 avente ad oggetto le modifiche alla legge 2004 n.165 e norme transitorie per le elezioni dei consigli regionali e dei presidenti delle giunte regionali da tenersi nell’anno 2010, nonché le modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000 n.267;

VALUTATO
Che la proposta di legge A.C.2669 contiene l’introduzione di una soglia di sbarramento pari al 4% per l’attribuzione dei seggi nei consigli regionali, provinciali e comunali indipendentemente dall’appartenenza ad una coalizione;
Che imporre una soglia minima di accesso come principio fondamentale del sistema di elezione dei consigli regionali interferisce pesantemente con l’autonomia che l’art 122 della Costituzione assegna alle regioni;
Che l’introduzione di un medesimo sbarramento alle elezioni europee ha già determinato l’esclusione dalla rappresentanza parlamentare in Europa milioni di italiani, pari al 13% degli elettori;

RITENUTO
Che la proposta di legge A.C.2669 non giova affatto alla stabilità delle giunte in quanto le attuali leggi elettorali assicurano tutte consistenti premi di maggioranza che non consentono alle forze politiche minori di determinare la caduta degli esecutivi, ne sia prova il fatto che negli ultimi 5 anni nessuna giunta regionale è stata sfiduciata;
Che lo sbarramento al 4%, come per le elezioni europee, intacca il pluralismo democratico e limita la rappresentanza di milioni di italiani che non si riconoscono nelle attuali forze politiche presenti in Parlamento;
Che la medesima soglia elettorale per i Comuni e le Province non tiene affatto conto della diversità di funzioni tra lo Stato e gli Enti locali e che l’autonomia delle istituzioni locali deve esplicarsi attraverso la rappresentanza in consiglio di ciascuna minoranza presente sui territori;
Che in tal modo viene annullato il confronto in atto per la definizione di un nuovo codice delle autonomie col paradosso di restringere la rappresentanza democratica nei comuni e nelle province senza aver deciso quale sia il ruolo fondamentale di tali enti nell’ambito del provvedimento sul federalismo;
Che la proposta di legge risulta ipocrita nel momento in cui, per le regioni, cancella dal diritto alla rappresentanza milioni di elettori, riconoscendo tuttavia agli stessi la possibilità di essere conteggiati nel calcolo delle preferenze ai “governatori”;
Che la proposta è del tutto funzionale al rafforzamento degli esecutivi e degli assetti presidenzialistici ed a ridimensionare ancor più il ruolo delle assemblee elettive;

IL CONSIGLIO COMUNALE di Como

CHIEDE
Che la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati respinga la proposta di legge n.2669;

DISPONE
L’invio della mozione approvata ai Capigruppo delle forze politiche in Parlamento, ai componenti della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, ai Presidenti ANCI e UPI, al Presidente della Conferenza delle Regioni

Donato Supino
Capogruppo di Rifondazione Comunista