lug 31
lug 31
   
lug 29
 Roma, 29 lug. 2010 –
“L’unica strada è quella delle elezioni, che
restituiscano la parola ai cittadini senza inciuci o rattoppi”. E’ quanto
afferma il segretario del Prc, Paolo Ferrero, in relazione alla rottura interna
al Pdl tra Berlusconi e Fini. “E’ evidente che siamo in presenza di una crisi
politica del centrodestra e che la maggioranza eletta dagli italiani non esiste
più – rileva Ferrero – Di fonte a questa situazione c’è una strada sola, che è
quella di andare immediatamente alle urne, in modo da poter cacciare questo
nefasto governo con una coalizione di tutte le forze democratiche”.
lug 28
«Formigoni è uno dei precursori più determinati del ddl Ronchi», spiega a Liberazione Emilio Molinari, uno dei volti più noti del forum dei movimenti per l’acqua, all’annuncio che l’erogazione dell’acqua lombarda finirà entro l’estate nelle mani di società miste, controllate al 60% dalle singole province, soggetti gestori al posto degli Ato. Trovandosi all’opposizione il pd si concede due minuti di scetticismo sulla repentina attuazione del ddl Ronchi: «Vigileremo e faremo la nostra parte».
Peccato che il Pd lombardo, in mano a Penati, non abbia spiccato per entusiamo nella primavera referendaria.
Duecentottantamila firme su 5 milioni di elettori. Il 5% dell’elettorato lombardo (mezzo punto più della media nazionale) ha firmato i tre quesiti in favore della ripubblicizzazione dell’acqua. Il sistema politico dovrebbe tenerne conto «ma Formigoni vuol fare di nuovo il battistrada dopo la bocciatura della precedente legge prima da parte di 144 sindaci lombardi di tutti i partiti – che hanno promosso un referendum nel 2008 – poi dalla corte costituzionale. Ora addirittura anticipa di oltre un anno le scadenze della legge Ronchi e prova rimpiazzare gli Ato con le province – continua Molinari – i sindaci saranno esautorati da ogni possibilità di controllo su un servizio essenziale di cui loro sono i primi responsabili come tutori della salute dei cittadini. I sindaci vengono ridotti a venditori di territori e giocatori di borsa per fare cassa». Nei suoi 15 anni consecutivi di governo, Formigoni ha dovuto chinare il capo all’opposizione soltanto pochissime volte. Ma una di queste
era stata sulla privatizzazione dell’acqua», dice anche Luciano Muhlbauer, coordinatore milanese del Prc, esortando a costruire «la più ampia mobilitazione possibile, a partire dai promotori del referendum, ma cercando il coinvolgimento da subito degli enti locali».
A giocarsi la partita del 40% delle azioni in vendita saranno A2a, la multiutility milanese-bresciana e, soprattutto, Veolia, onnipresente multinazionale francese appena cacciata da Parigie e più assetata che mai (di soldi). «Il presidente di Veolia è anche il capo di Edf, la multinazionale dell’elettricità che a sua volta è dentro A2a», spiega Molinari.
Ronchi, intanto, ripromette l’istituzione di un’authority indipendente in grado di dare «credibilità e fattibilità» al suo ddl. «Sarà un ennesimo carrozzone di nomina politica, una foglia di fico che estromette i controllori istituzionali senza poter incidere sulle dinamiche finanziarie. Quello che sembra compiuto in nome dell’efficienza è clamorosamente falso – ricorda Molinari – l’acqua è un monopolio naturale e se un gestore vince una gara per trent’anni dove sta la competizione?».
E quando se il ministro delle politiche comunitarie attacca il “popolo dell’acqua pubblica” che prevede un’impennata dei costi del servizio idrico, Molinari lo invita a fare una piccola indagine sulle privatizzazioni già fatte. Arezzo, Agrigento, Aprilia, Roma, Bologna, Genova, Enna: in media l’aumento è stato del 6%, con punte del 100%. «Dove è rimasta pubblica, come Milano, fino a ieri, aveva le tariffe più basse d’Europa anche con gli aumenti (da 0,54 a 0,62) appena decisi da Palazzo Marino».

Checchino Antonini da Liberazione 28 luglio 2010

lug 28

Per Arosio Mario Galli Sindaco

Gruppo consiliare

per Arosio Mario Galli Sindaco

       

 

 DICHIARAZIONE DI VOTO O.D.G n. 4 – CONSIGLIO COMUNALE 22.04.10

 

Rimodulazione dei rapporti economici fra i soci della PRAGMA

 

Come già dichiarato ed agli atti della Commissione Bilancio nel leggere la proposta di deliberazione manca a nostro avviso la motivazione ( o l’antefatto) per cui si decide di procedere alla permuta di azioni tra AEB e azioni di PRAGMA.

Ogni delibera deve essere motivata e nel testo depositato questo non si evinceva. Solo dopo la spiegazione fornita dall’Assessore BALLABIO allo scrivente in Commissione Bilancio è stato possibile comprendere quali ragioni inducono i Comuni a fare questo primo passo. In verità è stato necessario dare lettura del protocollo d’intesa del marzo 2009 (che nella delibera viene citato ma non allegato agli atti in visione e quindi non reso immediatamente disponibile a tutti i consiglieri comunali).

Vorrei ricordare che i Consiglieri Comunali devono votare con la consapevolezza e la conoscenza degli argomenti, ciò è sancito non solo nel Testo Unico degli Enti Locali (art.    ) ma anche nel nostro Regolamento per il Funzionamento del Consiglio Comunale e precisamente all’art. 11 comma 4 ove si dice che “i consiglieri hanno diritto di consultare gli atti d’ufficio richiamati o citati negli schemi di deliberazione depositati e nei relativi allegati”.

Ancora al comma 6 si dice che : “i consiglieri hanno diritto di prendere visione e di richiedere copia delle proposte di deliberazione e degli atti preparatori in esse richiamati con esclusione dei progetti relativi ad opere pubbliche”.

Quanto richiamato alla data del 17 Aprile 2010 non era stato possibile, infatti lo scrivente ha richiesto, con nota protocollata in pari data, di poter avere copia del protocollo del 10.03.2009 e del protocollo in formulazione definitiva del 05.02.2010.

Il primo l’ho ricevuto dopo poche ore dall’Assessore Ballabio (ma gli altri consiglieri del mio gruppo che hanno visionato gli atti nei 4 giorni antecedenti il consiglio non ne hanno preso visione perché non allegato) il secondo invece l’ho ricevuto ieri mattina ……..

 

Faccio osservare che a pag. 2 del Protocollo d’intesa del 10 marzo 2009 si dice che “il presente atto recepisce il conforme atto d’indirizzo espresso con i seguenti atti” e si citano le Deliberazioni assunte dalle Giunte dei Comuni aderenti a Pragma, nel caso del nostro Comune (a pagina 3 del Protocollo citato) NON si indica il numero e la data della Deliberazione.

Chiedo se si tratta di una mancanza, di una omissione ?

Vi è stata questa delibera di Giunta ? In caso affermativo in quale data ?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel merito della questione la nostra posizione l’abbiamo già espressa: siamo contrari a processi di privatizzazione di un bene fondamentale quale è l’acqua. Lo scambio di quote oggi, l’acquisto delle ulteriori quote da AEB fra qualche mese ed altri soldi da versare (così c’è scritto nel programma allegato al Protocollo del 10 marzo 2009), il conferimento degli impianti al Comune di Mariano,  aggiungendo debiti a debiti per poi andare in direzione di altre società qual’è COMO ACQUE srl e quindi ad un AATO?   Beh, questa non è la nostra idea che va invece nella direzione di un bene in mani completamente pubbliche.

Di acqua pubblica ce n’è bisogno e lo si capisce dalla forte mobilitazione che cresce nel paese ogni giorno. Il concreto pericolo che l’acqua la si paghi cara, molto cara e che possa permettersela solo chi ha soldi ci preoccupa molto.

Giorni fa il Consiglio Provinciale di Napoli guidato da un deputato di Forza Italia l’On. Cesaro, ha approvato un’ordine del giorno sul fatto che l’acqua resti in mano pubblica. Insomma anche nel centro destra si apre una breccia e si ricomincia a considerare la scelta errata di voler privatizzare un bene essenziale.

Noi stasera siamo idealmente vicini alle ACLI di Arosio che hanno promosso una serata informativa sul tema dell’acqua come bene pubblico soprattutto in vista del Referendum, promosso da oltre 200 associazioni, organizzazioni sindacali e movimenti per fermare un processo che porti alla mercificazione dell’acqua.

Il Referendum se approvato consentirebbe agli Enti Pubblici di poter gestire da soli l’acqua come avviene in Belgio, Svizzera ed in parte della Germania.

Noi del Gruppo Consiliare “Per Arosio” abbiamo aderito al Comitato Provinciale di Como per l’acqua pubblica e sosterremo la sottoscrizione dei tre quesiti referendari. Nelle prossime settimane ci mobiliteremo per raccogliere le firme tra i cittadini perché si scrive acqua ma a nostro parere si legge DEMOCRAZIA.

lug 28

Formigoni mafia

lug 28

La manovra del Governo Berlusconi taglia il 30% al trasporto pubblico locale e mette quindi a rischio il già precario sistema di trasporti aveva anche garantito che  non avrebbe messo le mani in tasca agli italiani, ma taglia i servizi pubblici in maniera indiscriminata.
Ci aveva parlato di federalismo ma affossa regioni, province e comuni e ne
taglia la capacità di far fronte alle necessità dei cittadini.

Alleghiamo il comunicato dei pendolari Regione Lombardia.

COORDINAMENTO DEI COMITATI PENDOLARI REGIONE LOMBARDIA

 

PER SALVARE I TRASPORTI PUBBLICI
SERVONO PIU’ DELEGHE E PARTECIPAZIONE

Ormai è quasi fatta. Le Regioni, nonostante le eclatanti proteste di alcuni Presidenti regionali, con le plateali quanto sterili minacce di rimettere le deleghe, pare che finiranno per accettare i tagli imposti dal governo, accontentandosi forse di qualche sconticino e di qualche promessa.

Tuttavia, se la posizione di Tremonti, certamente contraddittoria rispetto a solo pochi mesi fa in cui aveva irresponsabilmente dispensato incentivi a pioggia ai consumi, in certi casi al limite del voluttuario, rimane ragionieristicamente rivolta a difendere le cifre della manovra, quella dei Governatori sembra non capire che è venuta l’ora di cambiare registro, modo e metodo di gestire i soldi che sono anche nostri.

Per quanto riguarda noi pendolari, la manovra nasce con criteri logici chiaramente di stampo ragionieristico e di corto respiro che, anche se attuata in misura ridotta rispetto ai dati inizialmente previsti, è destinata a mettere in ginocchio l’intero sistema del trasporto pubblico locale, generando inevitabilmente più costi sociali, maggiore inquinamento e congestione stradale con un grave impatto sulla salute dei cittadini.

Se il Governo non è in grado di agire con razionalità e concepire invece una intelligente riforma strutturale dei trasporti locali, a questo punto devono intervenire i Presidenti delle Regioni, a cominciare dai loro leader Formigoni ed Errani.

A nostro avviso, l’unico modo intelligente e razionale per salvare il TPL, è quello di incentivare le efficienze, i risparmi di sistema, il mercato, e tale obiettivo non può che passare da un rafforzamento delle deleghe regionali nei trasporti e da una maggiore partecipazione degli utenti, ed in particolare di noi pendolari che ne siamo vitali fruitori.

Occorre che, da parte delle Regioni, sia fatta una scelta precisa ed inequivocabile a favore del trasporto pubblico, con una assunzione piena di responsabilità per gestire meglio e con maggiore efficienza tutte le risorse dei trasporti. In particolare, le Regioni devono poter giocare “a tutto campo” nel difficile ma necessario riequilibrio tra la maggiore efficienza sociale, economica ed energetica dei trasporti pubblici rispetto alle inefficienze del trasporto privato.

A tal fine, le Regioni dovrebbero dunque chiedere ed ottenere dal Governo di:

  1. sul lato economico, potere, ad esempio, modificare le accise sui carburanti, le tasse di circolazione, le tariffe autostradali, introdurre tasse di scopo per l’uso dei veicoli privati;
  2. sul lato normativo, rivedere le modalità di governance del sistema dei trasporti, a partire dall’apertura vera al mercato dei servizi di TPL e con l’abrogazione del Contratto di Servizio imposto dal Governo col monopolista di Stato, nonché revisionare le norme che regolano la circolazione sia su ferro che su strada dei mezzi pubblici per alleggerire i costi della gestione operativa ed aumentare la velocità commerciale.

Le Regioni devono fare la loro parte e, ad esempio, la Regione Lombardia deve certamente rivedere i costosi progetti infrastrutturali, quasi tutti legati all’EXPO di cui molti di dubbia utilità, avviando la redazione di un serio Piano della Mobilità regionale, fondato sull’integrazione tariffaria e modale, sulla partecipazione e sulla trasparenza nello stabilire le priorità degli investimenti.

Ovviamente anche noi pendolari siamo pronti a fare la nostra parte, senza preclusioni concettuali, a patto però che gli attori pubblici e privati dimostrino nella realtà dei fatti di voler intraprendere un nuovo processo virtuoso e da noi condiviso di trasformazione.

Chiediamo dunque che, su questi temi, attraverso il Tavolo TPL e le audizioni in Commissione Trasporti, la Regione esponga chiaramente le strategie che intende attuare, e ci sia concessa la possibilità di esporre le nostre proposte per affrontare in modo condiviso questa gravissima situazione.

Altrimenti, appare naturale conseguenza nei prossimi mesi una forte protesta di milioni di pendolari utenti del trasporto pubblico esasperati, ma anche determinati, perché spinti da una necessità di sopravvivenza.

Milano, luglio 2010

Aderiscono al Coordinamento dei Comitati Pendolari Regione Lombardia:

Comitato pendolari Milano-Lecco
Comitato pendolari Mandello
Comitato pendolari Calolziocorte-Valle S. Martino
Comitato MMML (Milano-Monza-Molteno-Lecco)
Comitato Pendolari Bergamaschi CPB
Comitato pendolari Rovato-Chiari-Rovato
Comitato pendolari LeNord www.ilpendolare.com
Comitato pendolari LeNord Milano-Asso
Comitato pendolari Merate
Comitato InOrario Milano-Mantova
Comitato Milano-Mortara
Comitato pendolari Tortona
Comitato Milano-Varese
Comitato Milano-Seregno Giorgio Villa

 

Legambiente Lombardia

lug 27

di Maria Campese

su Liberazione del 22/07/2010

I siti delle centrali..

I siti delle centrali..

La recente impennata nella richiesta di energia avvenuta venerdì 16 luglio è stata l’occasione per Il Sole 24 Ore per sponsorizzare nuovamente il nucleare. In un articolo pubblicato nell’edizione di sabato 17 luglio, a firma di Federico Rendina, il giornale confindustriale ha fatto il punto su quello che il Prc e la Federazione della sinistra considerano una vera e propria follia, sia sul piano economico che su quello dei rischi: il ritorno al nucleare
nel nostro paese. E così si approfitta della calura estiva, forse sperando anche di trovare le menti un po’ più appannate del solito, e dell’aumento nell’uso dei condizionatori, dovuto proprio alla ricerca di un po’ di fresco da parte dei cittadini, per porre l’accento sulla presunta necessità di utilizzare questa fonte di energia. Il migliore alfiere per quest’argomento viene individuato in Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico di cui si riprendono, nell’articolo, alcune preoccupanti dichiarazioni. L’esponente del governo in un’intervista radiofonica ha infatti spiegato con chiarezza che il miglior posto per ospitare i reattori sono i siti delle vecchie centrali, quelle chiuse dopo il referendum del 1987. E così è presto fatto, i luoghi sono noti: Trino Vercellese, Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta) e anche Montalto di Castro (Viterbo), con la centrale non utilizzata proprio grazie alla vittoriosa consultazione referendaria di 23 anni addietro. Luoghi considerati idonei anche perché per lo più situati nei pressi della costa.

Le bugie su cui si fonda la campagna mediatica in atto da tempo e che ora occupano telegiornali e trasmissioni che c’entrano poco o nulla con nucleare ed energia, non tarderanno ad arrivare a martellare i cittadini che abitano nei luoghi prescelti. E’ facile immaginare su cosa si intensificherà il bombardamento mediatico in una situazione di crisi: su presunti risparmi in termini di dipendenza energetica e su altrettanto presunti vantaggi in termini occupazionali. La lobby che si connette al mondo pro nucleare è forte, potente e dispone di mezzi enormi. E’ un mondo trasversale quello che ruota attorno l’atomo e gli affari che ne derivano. Lo si vede anche dal balletto di voci sulle nomine della costituenda Agenzia per la sicurezza nucleare (sicurezza nucleare, un ossimoro) e che seguono un appello di personalità a favore del nucleare (alcune delle quali oggi in corsa proprio per queste nomine).

Noi disponiamo di pochi mezzi, ma fra questi c’è la volontà, che è sempre rivoluzionaria.

Alle popolazioni che vivono in quei luoghi “prescelti” dal governo, all’Italia intera, noi dobbiamo dirla questa verità. Con forza e determinazione.

Il nucleare è pericoloso, costoso, comporta giganteschi problemi di sicurezza, danni per l’ambiente e per la salute. Le centrali sono giganteschi ordigni piazzati sul territorio. E’ ora di opporre a questi poteri, una campagna per spiegare tutto ciò.

Il 7 giugno scorso, in Cassazione è stata depositata una proposta di legge di iniziativa popolare per dire “no” al nucleare e sostenere le energie rinnovabili, energie pulite da cui potranno scaturire anche nuove possibilità occupazionali, e che possono essere un asse portante per costruire un’alternativa di società. L’approvazione di questa legge – riprendendo le parole della relazione illustrativa che accompagna la proposta – consentirebbe a questo paese di conquistare una reale autonomia energetica perché, da un lato, promuovendo usi razionali dell’energia, ne ridurrebbe il fabbisogno e, dall’altro, perché produrrebbe l’energia necessaria con le uniche fonti di cui l’Italia resterà sempre veramente ricca: il sole, il vento, le
biomasse, la forza dell’acqua fluente e il calore che scorre sotto terra.

A partire dalla raccolta di firme su questa proposta e a partire dai luoghi giudicati dal governo come idonei per la realizzazione delle nuove centrali, è importante portare avanti subito una grande mobilitazione di massa per impedire lo scempio e per provare a disegnare nel paese un nuovo modello energetico e di società.

lug 24

Sindaco leghista si triplica lo stipendio: BREGNANO (CO) – Si è perso, con il passare del tempo, il vero significato del fare politica. La vocazione a occuparsi della res pubblica, degli interessi superiori della comunità non dovrebbe essere di tutti, per capacità e spirito di sacrificio che chi se ne se occupa a tempo pieno dovrebbe avere.
Scoppia così la polemica a Bregnano, comune della Bassa Comasca, dove il sindaco Evelina Arabella Grassi, leghista, eletto in coalizione con il Pdl, si è auto triplicato lo stipendio.
“Dai 927 euro lordi al mese fino a qui percepiti a 2.788 euro mensili.”

Riteniamo questo evento disdicevole, mentre i lavoratori faticano ad arrivare alla fine del mese, mentre la spesa pubblica per i servizi sociali viene tagliata con l’accetta, i politici leghisti si pagano stipendi da nababbi. Ricevere quasi 3000 euro lordi per governare una cittadina di piccole dimensioni come Bregnano è un insulto ai lavoratori del nostro territorio.

lug 22

Il Carroccio accusa pubblicamente gli alleati del PdL di aver impostato l’urbanistica per favorire un “amico” influente, ovvero il consigliere regionale Pozzi, vicecommissario provinciale del partito berlusconiano.

Notiamo come ancora una volta la maggioranza dica per sue questioni interne ciò che da sempre è evidente per noi di Rifondazione Comunista e della Sinistra, ovvero che la gestione politica del centro-destra è fatta da clientele e favori. Auspichiamo che i cittadini ricordino queste accuse e queste litigiosità quando torneranno alle urne. Rifondazione Comunista auspica l’unità delle forze di opposizione contro l’attuale maggioranza, senza alcun tipo di salto della quaglia.

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